Soul

Una recensione psicologica


Recensione psicologica del film Soul della Pixar, tra depressione, evitamento e… come agire senza pensarci troppo.


Di cosa parla Soul #nospoiler

Soul una recensione psicologica

Soul – una recensione psicologica

Il film Pixar di Natale 2020 crea un mondo nuovo, l’Antemondo, dove le anime vengono preparate prima di scendere sulla Terra per potersi unire ad un corpo dentro il quale trascorreranno la Vita. Il protagonista principale è Joe Gardner, insegnante di jazz delle scuole medie che, in procinto di avere una possibile svolta professionale, finisce nell’aldilà ma, rifiutandosi di morire proprio in prossimità di questo grande evento personale, finisce per trovarsi nell’Antemondo.

In questa realtà parallela e primigenia, conosce l’anima numero 22, protagonista psicologica della pellicola: la caratterizzazione del personaggio, infatti, è più dettagliata rispetto agli altri e, inoltre, gli altri personaggi si definiscono meglio proprio quando interagiscono con “lei”. La difficoltà di Ventidue è immaginare di affrontare una sua possibile vita sulla Terra: nonostante tutti gli aiuti che ha ricevuto nel corso dei secoli da illustri mentori scelti per poterle dare una mano (da Abramo Lincoln a Madre Teresa passando per Carl Jung), finisce sempre per scegliere di rifugiarsi in una sua scatola privata nell’Antemondo.

Temi psicologici di Soul

Alla luce del film e del suo sviluppo (che non dettaglieremo qui #nospoiler), possiamo vederla alle prese con tre meccanismi psicologici principali:

Depressione

Ventidue mostra una ribellione ostinata a non voler scendere sulla Terra, ma sotto questa indomita fermezza si cela una forma di isolamento e di ritiro che permette di comprendere il suo vero dolore. Dietro un atteggiamento fortemente scontroso a volte è possibile vedere una modalità di difesa aggressiva verso coloro che non sono in grado di comprendere il dolore personale: il problema crea un possibile circolo vizioso che si alimenta tramite critiche all’atteggiamento scontroso in grado che possono solo deprimere ulteriormente la persona che attua questo meccanismo. Una modalità per uscirne in psicoterapia è una domanda costante, semplice ma mai banale: quale emozione ti spinge ad attuare questo comportamento? Spesso possiamo trovare una profonda tristezza dietro una superficiale ma esplosiva rabbia.

Rimuginio

Ventidue immagina la sua Vita sulla terra da tanto tempo, troppo tempo: un’attesa e una preparazione decisamente più lunga rispetto alla media delle altre anime. Il problema è come questa attesa è stata riempita, ovvero con tanti pensieri: come sarà? Sarò in grado? Cosa mi piacerà fare? Cosa mi distinguerà? Questa forma di pensiero continuo, incessante, spesso intrusivo e incapace nel focalizzarsi sull’analisi efficace di un aspetto specifico è definibile come rimuginio. Una modalità per uscirne in psicoterapia è cercare di concretizzare i pensieri, ovvero fermarsi su un aspetto e cercare di approfondirlo sia dal punto di vista cognitivo (ad esempio, definendo i pro e i contro), ma soprattutto da quello emotivo, ovvero capire come ci fa stare quel pensiero e come possiamo gestire l’emozione associata. Ad esempio col esercitiamoci col pensiero “non sono in grado di fare una cosa”: cosa esattamente non sei in grado di fare? Cosa pensi che accadrà se non sarai effettivamente in grado? Come ti farà sentire o ti ha fatto sentire altre volte quando non sei stato in grado? E, soprattutto, come puoi gestire quel momento se e quando accadrà? Ci potrà essere una strategia in grado di trovare una soluzione o di farti stare meno male? Le domande sono sempre tante, ma mirate ed in grado di integrare anche l’aspetto emotivo.

Evitamento

La dinamica di Ventidue, coerente con una depressione e un rimuginio cui spesso si accompagna, è l’evitamento: se sono giù con preoccupazione per tutto quello che potrebbe accadere, allora non faccio niente. La spirale dell’evitamento porta ad un ritiro sempre più marcato, una chiusura su di sé che permette una maggiore tranquillità momentanea a scapito di una crescita personale e del proprio benessere a medio lungo termine. Una modalità per uscirne in psicoterapia può essere riassunta con un famoso slogan Nike “Just do it”, che si può tradurre come “fallo e basta”. L’impegno è di allenarsi a sentire le piccole motivazioni per fare semplici attività e metterle in pratica senza pensarci troppo, in modo da poter poi valutare se ne è valsa la pena analizzando l’esperienza fatta in pratica e non in teoria.

Possiamo quasi definire il film Soul come la psicoterapia di Ventidue che, accompagnata dal protagonista Joe, inizia a fare nuovamente quelle esperienze necessarie per prepararsi alla Vita ma stavolta, forse, in un modo leggermente diverso dal solito. Per sapere come, non resta che godervi il film.