Le ambiguità del victim blaming

Il caso di Barbara Palombelli


Barbara Palombelli è stata accusata di fare victim blaming per una frase su un reato discusso durante una puntata di Forum. Ma il victim blaming è un fatto serio, non si dovrebbe accusare qualcuno con leggerezza. Forse la conduttrice stava frettolosamente intavolando un discorso complesso che non ha spiegato. Proviamo a spendere due parole sulle ambiguità del victim blaming.


Il discorso di Barbara Palombelli a Forum del 09.2021

Dal 17.09 su AlFemminile.com è disponibile un articolo sulle dichiarazioni in diretta nazionale di Barbara Palombelli durante la trasmissione Forum. In tale occasione la conduttrice ha detto “A volte è lecito anche domandarsi se questi uomini erano completamente fuori di testa, completamente obnubilati oppure c’è stato anche un comportamento esasperante e aggressivo anche dall’altra parte? È una domanda, dobbiamo farcela per forza, soprattutto in questa sede, in tribunale bisogna esaminare tutte le ipotesi“.

Molte persone si sono spese nell’etichettare queste affermazioni come “Victim Blaming”. Ma quello che ha detto è effettivamente victim blaming? Cos’è il victim blaming?

Cos’è il victim blaming?

Il victim blaming o, in italiano, la colpevolizzazione della vittima, è un comportamento tristemente frequente in cui accade che le vittime di comportamenti illegali possano essere ritenute colpevoli di aver provocato il reato subito. Questo genere di affermazioni avvengono con frequenza in occasione di reati violenti o sessuali in cui la vittima viene accusata di aver provocato l’aggressore. è victim blaming quando ci si interroga sull’abbigliamento di una persona che subisce una violenza sessuale o quando si afferma che qualcuno “se la sia andata a cercare” con un comportamento imprudente.

Quanto detto da Barbara Palombelli comprende alcuni contenuti che possono essere considerati molto simili al victim blaming, ma da un punto di vista non malizioso sembra evidente che la riflessione della conduttrice televisiva non contenga l’intenzione di giustificare nessuno.

Gli assassini sono tutti matti?

Piuttosto che giustificare gli assassini, argomentazione assente nel virgolettato riportato, sembra più realistico che il discorso avvenuto dovesse essere letto alla luce di un dubbio inerente la natura dell’assassino. Infatti Barbara Palombelli si interroga su un tema fondamentale. Gli assassini sono persone completamente fuori di testa?

La risposta a questa domanda generalmente è no. Chi commette un reato, per quanto efferato, non è necessariamente “matto”, a meno di sostenere che chiunque non rispetti le regole di convivenza civile sia considerabile tale. Generalmente chi commette un reato ha un movente. I moventi non giustificano il reato. Il fine non giustifica i mezzi. Ma spiegare meglio il movente permette di comprendere i possibili rischi e prevenire la possibilità che avvengano determinati reati.

Capire per prevenire

Acquisire molto denaro è un movente frequente, per questo chi ha beni costosi li chiude in cassaforte. Le persone ricche sono consapevoli di essere esposte a dei pericoli e provano a tutelarsi facendo attenzione a certe situazioni. Questo non significa che se le persone ricche non si tutelano, gli altri siano legittimati a derubarli. Essere ricco non è una colpa. Ma conoscere il movente permette di proteggersi.

Interrogarsi sul movente di un femminicidio è importante. Infatti comprendere meglio cosa ha innescato il reato può permettere di comprenderne meglio il movente senza imputarlo ad una generica follia. Di conseguenza, può permettere a persone coinvolte in una relazione di coppia di diffidare di alcuni sintomi della relazione.

Lui/lei è troppo possessivo/a? Non è perché ci ama molto, è un sintomo.

L’altra persona non vive senza di noi? Non è romantico, è pericolosamente disperato.

Ha investito tutto nella relazione con noi? Non siamo speciali, è l’altra persona ad essere fissata.

Ha comportamenti fisicamente o verbalmente violenti? Non è autentico/a e spontaneo/a, non è fragile e delicato/a, non è sensibile e vulnerabile. Ha un problema che può portare ad uccidere qualcuno.

Riconoscere i segnali

Riconoscere i segnali è importante per proteggersi. Non saper leggere i segnali non significa meritare di subire una violenza. La vittima è sempre vittima. Se purtroppo accade il peggio, non è colpa della vittima, è sempre colpa del colpevole. Ma evitare di andare da soli per i sentieri di montagna non è bigottismo, è buon senso. Proteggersi nei limiti del possibile è un diritto, ed essere aiutati a riconoscere i pericoli è un dovere del sistema educativo.

Perché ogni persona sia tutelata, è importante che venga fatta informazione su quali segnali definiscono tossica una relazione e che le persone che chiedono aiuto da una relazione pericolosa siano aiutate ad emanciparsi. Questo problema può riguardare tutti ed è importante che sia di interesse per tutti.

Questa prevenzione è possibile solo entro una prospettiva in cui chi uccide non è “matto e imprevedibile”, ma ha una prospettiva di coppia pericolosa che è importante imparare a riconoscere prima che arrivi alle sue estreme conseguenze. Chi sceglie di portare avanti una relazione nonostante il pericolo non ne merita mai le sue conseguenze, ma fa una scelta consapevole. Ed è importante aiutare le persone ad essere consapevoli delle proprie decisioni perché siano davvero libere di scegliere.