Dopesick

Una recensione psicologica


Dopesick è una serie TV prodotta nel 2021 nella quale si affronta la “storia vera” della dipendenza dal farmaco Oxycontin, un oppioide per la gestione del dolore cronico…


La storia #NoSpoiler

Dopesick è una serie TV prodotta nel 2021 nella quale si affronta la “storia vera” della dipendenza dal farmaco Oxycontin, un oppioide per la gestione del dolore cronico, e di come questo farmaco negli Stati Uniti abbia creato un problema sociale di enormi dimensioni negli ultimi decenni. La serie tv mostra anche la grandezza del disagio sociale, manifestato ad esempio anche dall’aumento di rapine e omicidi legati alla ricerca compulsiva del farmaco da parte di chi ne è diventato dipendente, attraverso il racconto del processo che ha giustificato la condanna dei vertici della causa farmaceutica: le loro azioni sono state giudicati colpevoli di aver commercializzato il prodotto omettendo i rischi.

L’aspetto più distintivo della serie tv è riuscire a definire il problema focalizzandolo su una comunità specifica a ridosso dei monti Appalachi: in questo modo è possibile vedere come spesso una dipendenza tossica non distrugge solo gli individui affetti da essa, ma anche chi gli sta intorno, sia in qualità di familiari sia come società civile.

Elementi di psicologia

Sei tossico sempre di cose che non sono tue” scrive Ligabue nella sua canzone “In pieno rock’n roll”: quali sono le nostre tossicità? Da cosa siamo dipendenti? Ce lo siamo chiesti anche in una delle nostre Serate Aperte.

Il termine “tossico” definisce qualcosa che ci fa male, etimologicamente si riferisce al veleno con cui si intingevano le frecce dell’arco, che i greci chiamavano appunto toxon. L’arco in sé non è letale, una freccia può diventarlo e, se velenosa, può fare ancora più male; allo stesso modo una dipendenza può non essere letale, può diventarlo e, se tossica, può fare ancora più male.

Dopesick ci suggerisce 3 possibili indicatori per semplificare quali possono essere gli indicatori che definiscono una dipendenza come patologica

  • Pensiero fisso: c’è qualcosa a cui pensiamo costantemente giorno e notte, come primo e ultimo pensiero?

Sono molti i personaggi che durante la serie diventano dipendenti dal farmaco e sono molto differenti tra di loro. Dal momento della prima assunzione tuttavia, tendono ad uniformarsi tutti nel loro agire quotidiano che diventa unicamente finalizzato a procurarsi ulteriori dosi di farmaco. Una dipendenza si aggrava quando ciò di cui sentiamo il bisogno diventa un pensiero costante e pervasivo, che non lascia spazio ad altre attività perché alla fine tutte ruotano attorno ad esso.

  • Incapacità di tollerare l’assenza: quando ciò da cui siamo dipendenti manca, abbiamo altre alternative disponibili?

Non si tratta per forza di dover avere dei sostituti quanto di avere anche altre priorità, altre possibilità, altri interessi. In termini tecnici si definisce una gravità quando l’assenza diventa astinenza, ovvero quando ciò da cui siamo dipendenti ci colpisce anche quando non c’è attraverso reazioni fisiche incontrollate. Non accade solo coi farmaci e la chimica, ma anche quando siamo pronti davvero a tutto pur di avere quella cosa che al momento non abbiamo e che sentiamo (troppo) forte il bisogno di avere. Nella serie tv, alcuni personaggi accettano di assumere sostanze differenti ma simili all’ossicodone – e molto più pericolose – pur di avere anche solo la parvenza di una sensazione simile a quella sospesa.

  • Modifica dell’identità: c’era vita prima della dipendenza?

La caratteristica di molte dipendenze è che iniziano ad un certo punto, non sono innate. Possiamo sempre quindi chiederci come eravamo prima di incontrare ciò da cui siamo dipendenti, a volte anche facendo uno sforzo di memoria se necessario. A quel punto, possiamo metterci di fronte allo specchio con quella versione precedente di noi e chiederci quanto profondamente siamo cambiati. Nelle ultime puntate alcuni personaggi si accorgono della gravità della propria situazione di dipendenza quando si accorgono che le modalità per sconfiggerla che stanno attuando sono all’opposto dei loro ideali: ad esempio intraprendere una guarigione religiosa pur con convinzioni morali diametralmente opposte.

La scena che ci rimane

Durante un percorso di cura della dipendenza, all’interno di una comunità terapeutica riabilitativa un personaggio fissa un quadro su cui c’è scritto “we are not bad people trying to be good / we are sick people trying to get well” [“non siamo cattive persone che cercano di fare qualcosa di buono / siamo persone malate che cercano di stare meglio”]

Dopesick una recensione psicologica

Dopesick una recensione psicologica

Come per ogni sofferenza psicologica, è importante non approcciare alla dipendenza solo nei termini di “comportamento buono” e “comportamento cattivo”, ma cercando di capire quali sono le condizioni che aumentano il nostro benessere quando siamo malati di dipendenza. Un approccio facile forse a parole, ma sicuramente difficile nel quotidiano, perché molti comportamenti di dipendenza devono essere socialmente normati per la loro pericolosità personale e sociale. Un intervento psicologico, tuttavia, parte dalla tutela sociale del paziente e del suo contesto per poi spingersi libero da ogni connotazione morale verso i meccanismi che declinano le dipendenze in modo soggettivo e personale per ognuno dei “dipendenti”.

Pensare in modo non eccessivamente chiuso e totalizzante, avere interessi vari e cercare di mantenere una struttura identitaria in questo senso non sono il Bene, ma la Cura.